lunedì 1 ottobre 2012

Monday in Music: Great King Rat - I Queen e il destino dell'anima.


«Great king rat died today                     «Il grande Re Canaglia è morto oggi
Born on the 21st of May                          Nato il 21 di maggio
Die syphillis 44 on his birthday               Morto di sifilide il giorno dei suoi 44 anni
Every second word he swore                  Spergiurava a ogni parola
And yes he was son of a whore               E, sì, era un figlio di puttana
Always wanted by the law»                   Sempre ricercato dalla legge»


Queste le parole pronunciate da un anonimo cantastorie in apertura a una poco conosciuta canzone dei Queen, Great King Rat.
Il narratore, apparentemente un girovago, un bardo, sembra, non sembra preoccuparsi del suo personale destino, tutt'altro  vestendo i panni di un improvvisato profeta mette in guardia radioauditore dal Rivale.
L’ambiguità espressa in questa canzone, che frutterà ai Queen un’accusa di satanismo, è lampante fin dall'inizio.
Mentre nella seconda parte i minacciosi anche se velati inviti a seguire il “Maligno” si fanno espliciti e soprattutto anti-biblici (ma non dimentichiamo che stiamo parlando di Freddie Mercury, di religione Parsi, che aveva una visione altra per quanto riguarda la Bibbia) , il tutto accompagnato musicalmente da un ritmo cantilenante e quasi suadente, nell'ultima parte il cantastorie riprende la parola esortando in maniera ancora più accorata a lottare contro il Malvagio. Nel ritornello si nota una traccia della famosa nursery rhyme, citata anche dai Genesis “Old king Cole was a merry old soul and a merry old soul was he” , qui rovesciata in senso moralmente negativo: “Il gran re canaglia era un vecchio porco e un vecchio porco fu” , che si contrappone alla pacifica bonarietà di re Cole.


 Del re traditore, canaglia, viene raccontato solo nella prima strofa ma c’è quindi ragione di pensare che il Rivale sia proprio lui. Anche nelle ultime battute si dice che “il malvagio lotterà” , al di là delle identificazioni col Signor dalla zampa caprina.

Semplice simbolismo o allegoria politica?
C’è di più in queste poche righe iniziali, che è la chiave di volta per identificare il Re Canaglia in qualcosa di meno terrestre: il nostro muore il giorno del suo compleanno e ciò può non essere un buon segno per un uomo. E certamente peggio di così, direbbero in molti, non si può!
Questo però lo diciamo noi, contemporanei intessuti di credo cattolico, volenti o nolenti, che comunque vedono fatti come il calendario, l’oroscopo, separati dalla pratica religiosa. Eppure abbiamo fatto un passo avanti, se pensiamo che fino a non molto tempo fa questi erano in certi casi anche condannati come stregonerie.
In epoca antica, invece, questi segni erano fondamentali indizi per comprendere il destino terreno e non della persona e il giorno di nascita era particolarmente importante (come d'altronde in un certo modo lo è ancora adesso) . Morire in questo giorno poteva quindi essere visto come l’annichilimento dell’esistenza in questione, come quando si chiude un cerchio esattamente nel punto in cui si era iniziato a tracciarlo. E, appunto, in società antiche in cui la credenza nell'aldilà era ancora più forte di adesso, ciò era una vera e propria condanna: se il cammino dell’uomo era terminato in quel giorno ciò significava che non era prevista per lui una continuazione dopo la morte, somma condanna in società che davano più importanza alla vita ultraterrena a discapito di quella mortale.

Dante ne parla in un altro verso, quando alle porte dell’Inferno (Canto III) riporta le parole dei dannati che invocano la morte dell’anima, l’annichilimento, appunto: nel caso in cui questa svanisse, non dovrebbero più soffrire. Questo si traduce, nelle loro parole, nel desiderio di non essere mai nati.
Vero è che, sempre parlando in senso metafisico, non si è mai parlato di un caso simile in letteratura sacra o meno, anche se di contro si potrebbe portare a esempio una sorta di ipotesi per falsificazione: i maggiori peccatori, quelli proverbiali, come Caino o i cesaricidi, sono dannati, quindi la loro anima è ancora esistente. E chi può aver peccato più di loro non meriterebbe almeno una menzione di “disonore” ? O sono talmente colpevoli da essere anche condannati a una damnatio memoriae? Vero è anche che, per la teoria cristiana, l’uomo è debitore solo di fronte a Dio dei suoi peccati, quindi non sta agli scrittori giudicare…

Ma queste sono elucubrazioni.
Il principio che ne rimane è che, oltre la morte, oltre la dannazione eterna, c’era qualcosa che ancora di più spaventava gli antichi (magari quelli più dotati di spirito di riflessione) : l’annullamento della propria esistenza, che si traduceva materialmente nel non essere ricordati (il contrario della gloria tanto ricercata dagli spiriti eletti) e spiritualmente nella morte dell’anima.
Ora c’è da dire: può una semplice casualità dovuta al fatto che un uomo è morto nel giorno sbagliato causare tutto questo? Probabilmente ci si è resi conto che effettivamente tutto il ragionamento aveva basi troppo legate, appunto, al caso, oltre che alla “contingenza” (di dantesca memoria) per dargli peso.
Però c’è qualcuno che a queste cose, invece, badava eccome, ed erano i calvinisti, che a loro volta si appoggiavano a una secolare tradizione in materia di predestinazione: l’uomo appare ancora prima del suo concepimento già beato o dannato, in un’ottica che vede il solo Dio arbitro di tutte le scelte.
Ancora al giorno d’oggi, nonostante la società sia molto più legata al concreto, e pare riservi alle questioni legate all'aldilà meno importanza che in passato, è sempre presente, anche sotto forma di modi di dire, il riferimento al Destino, che non è altro che quando detto prima: come si spiegherebbero altrimenti le accezioni di frasi innocenti come “doveva capitare” “era scritto” “è segno” ? Addirittura hanno acquisito un’accezione molto più vicina all'originale e si sono allontanate dal senso religioso che dovrebbe avere.


La domanda sorge spontanea: allora a cosa vale comportarsi rettamente e fare del bene, se tutto è già scritto? I calvinisti avevano la risposta pronta: una vita all'insegna del successo, della fortuna, era segno inequivocabile che si era destinati al paradiso. In caso contrario era lo stesso “Caso” che mostrava coloro che sarebbero stati dannati. Anche il successo in affari era visto come indicatore dello status di Eletti. O ci siamo dimenticati che una delle nazioni che registra il maggior numero di calvinisti è la Svizzera?

                                                                                                                     - R.

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