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lunedì 26 novembre 2012

Pittore vs. Regista (pt.2): Francis Bacon incontra David Cronenberg

«Senza lo specchio della mente nessuno può vivere una vita umana
di fronte al sogno meccanizzato del nostro tempo» - Marshall McLuhan

L'uomo moderno vive di angosce, che si sono fatte strada prepotentemente con la caduta delle certezze del Novecento e che si sono evolute sempre di più nel corso della storia recente. Bisogna chiarire, prima di tutto, che a livello psicologico il termine “angoscia” è ben diverso da quella che comunemente viene chiamata “ansia”, infatti questa è, per paradossale che sembri, un'emozione positiva che avvertiva i nostri antenati l'arrivo di un cambiamento, e li preparava quindi ad affrontarli nel modo migliore possibile. L'angoscia invece è una vera e propria paura e, con tutti gli stereotipi ed i miti da cui siamo bombardati giornalmente, è facile vedere come essa dilaghi fra la popolazione (volendo essere banali, basta pensare all'importanza quasi malata che si dà all'aspetto fisico). L'arte, in tutti i suoi linguaggi, ha captato questa ansia dell'angoscia (perdonatemi il gioco di parole) e non ha fatto altro che analizzare questa situazione dell'uomo moderno e della sua condizione esistenziale a base di sesso, violenza e solitudine, per descriverla, trasmetterla o magari dare un semplice “campanello d'allarme”; esemplare in questo caso è stata la figura dell'artista irlandese Francis Bacon: dublinese di nascita, trapiantato a Londra, omosessuale e con una personalità al limite del “disturbi psichico”, egli rappresenta al meglio la corrente della “nuova figurazione” inglese, nata dalle ceneri del surrealismo con l'intento di analizzare la condizione dell'uomo contemporaneo, dilaniato dalla seconda guerra mondiale e ossessionato dal dopoguerra.

Dice egli stesso «Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito», un pronostico tanto tristo quanto veritiero: ossessionato dalla tematica della malattia, della mutilazione e del disfacimento della carne, le sue opere trasmettono dolore e paura in un “sublime negativo” che rende la figura di Francis Bacon affascinante.
L'uomo non è altro che un animale da macello, un pezzo di carne alla mercè di un mondo senza Dio e senza tregua, le deformazioni delle figure di Bacon non sono solo fisiche, ma riflettono l'anima lacerata e disfatta dell'uomo moderno: un esempio è la manipolazione del ritratto di Innocenzo X, partendo dall'opera “perfetta” del pittore spagnolo Velazquez, Bacon reinterpreta la figura traslandola però nel mondo moderno, poche linee sintetizzano il trono, il rosso della veste lascia il posto ad un angoscioso blu notte e decise pennellate verticali contribuiscono a rendere la scena più deformata ed allucinata, ma ciò che davvero spaventa è il volto del pontefice, dal colore grigiastro e con la bocca aperta in un grido che lo spettatore riesce quasi a percepire, un urlo che ricorda “l'urlo nero” della poesia di Quasimodo e quello della vecchia bambinaia del film “La Corazzata Potëmkin” di Ejzenstejn, sembra quasi di assistere al passaggio del testimone con Munch.
Francis Bacon - Studio su "Papa Innocenzo X"
Maestro assoluto della deformità, a testimonianza di questo basta guardare le sue terribili e truci crocefissioni: confrontandole con il tema iconografico classico c'è da notare come, negli scenari di Bacon non ci sia pietà né umanità, egli dipinge figure grige simili a statue, immerse in uno sfondo cremisi che rimanda al sangue e al dolore, le scene sembrano degne più di un mattatoio che di una crocefissione, corpi smembrati ed intorno esseri animaleschi. In effetti l'ottica del nuovo secolo è cambiata e il sacrificio del figlio di Dio non è più un gesto di pietà nei confronti dell'umanità, ma solo l'applicazione della legge del più forte, un sacrificio mediatico che nutrirà gli esseri mostruosi che popolano questo nuovo mondo. La formula della “crocefissione” verrà ripresa da Bacon nel suo “Donna che versa una ciotola d'acqua e bambino paralitico che cammina”, stesso sfondo cremisi, stesse figure smembrate che sembrano camminare su di un anello di ferro simile a quello dove si fanno esibire gli animali da circo, delle due figure non si riesce a cogliere nulla se non un mostruoso amalgamo di carne quasi indecifrabile e lontano da tutto ciò che è “umano”.

Francis Bacon -  “Donna che versa una ciotola d'acqua e bambino paralitico che cammina”
Una passione artistica per la malattia e la mutilazione come quella di Bacon crea quasi un arco voltaico con la produzione cinematografica di un grandissimo regista canadese, allievo del sociologo Marshall McLuhan che riprende sorprendente le stesse tematiche del pittore Irlandese: David Cronenberg.


Al centro della ricerca di Cronenberg vi è l'uomo (del resto egli stesso è solito definirsi un “filosofo esistenzialista”), animato dalle sue aspirazioni ma limitato dalle sue appendici patologiche ed animali, una visione del corpo tanto surreale che sembra proprio uscita da uno degli studi di Francis Bacon. In effetti il confronto ha dell'incredibile, osservando le scene di “Videodrome”, capolavoro assoluto di Cronenberg, sembra di assistere alla trasposizione cinematografica della poetica visiva di Bacon, mediata dagli insegnamenti di McLuhan: l'odissea di Max Renn, uomo assolutamente in balia dello strapotere dei mass-media (basta vedere l'angosciante “Chiesa del Tubo Catodico”) subisce nel suo lungo viaggio una serie di mutazioni che lo trasformeranno in “nuova carne”. Renn verrà prima “programmato” tramite l'inserimento di una videocassetta in una ferita pulsante posta all'altezza del suo stomaco, in seguito fonderà la sua mano con una pistola, diventando così una sorta di uomo macchina, prima di poter purificare il suo spirito suicidandosi urlando “Gloria e vita alla nuova carne, morte a Videodrome”. 




La pustola pulsante, aperta sull'addome del giovane uomo ricorda in maniera fin troppo evidente la figura della carcassa bovina smembrata presente in moltissimi quadri di Bacon, primo fra tutti il “Dipinto 1946” passando poi attraverso le varie “Crocefissioni” o sugli studi sull'opera di Velazquez, come per Bacon anche per Cronenberg il tema del disfacimento della carne è centrale, per entrambi la malformazione e la deformazione rappresentano il decadimento dell'animo umano. In “Videodrome” la triade del “sesso, violenza e solitudine” alla base della poetica di Bacon sembra ripresentarsi in una versione rivisitata e corretta proprio per lo strapotere della televisione (capace, secondo la trama del film, di trasmettere tumori al cervello allo spettatore), Max Renn è involontariamente protagonista di una “crocefissione mediatica” non molto distante da quelle dipinte da Bacon, una marionetta in balia di forze oscure più grandi di lui che lo porteranno al suicidio, rappresentato come un'esplosione di interiora unita ad una televisione esplosa (ennesimo esempio del connubio uomo-macchina).





Francis Bacon - Dipinto 1946
Il tema della metamorfosi della carne e della fusione fra l'uomo e la macchina è presente in un altro grande capolavoro di Cronenberg che è “La mosca – the fly”, storia di un brillante scienziato che ossessionato da una donna finisce per mescolare il suo dna con quello di una mosca, diventando un essere mostruoso che cerca di fondersi con la donna amata.

la drammatica sequenza finale di "The Fly"
Ancora una volta nella disperata e drammatica scena finale il richiamo alla pittura di Bacon è immediato: il corpo di Seth Brundle, protagonista della pellicola, subisce innumerevoli mutazioni, passando infine ad un mostruoso essere ibrido fra un umano ed una mosca, per poi diventare un orrendo ammasso di carne unito alla macchina da lui stesso realizzata, non molto distante dalle inquietanti figure di “Donna che versa una ciotola d'acqua e bambino paralitico che cammina”: il mostro con uno sguardo bovino colmo di disperazione indirizza, infine, la sua testa verso il fucile chiedendo così all'amata di porre fine alle sue sofferenze, in un urlo che rimanda a quello delle figure alla base della Crocefissione e in tutte le manipolazioni sul tema di Velazquez.

Francis Bacon - "Tre studi per figure alla base di una Crocefissione"
Nei film di Cronenberg l'amore per il potere creativo dell'uomo si scontra con l'angoscia nichilista e con i limiti del corpo umano, proprio come per Bacon la carne soffre dell'insorgenza naturale del dolore e della paura, il surrealismo cinematografico di Cronenberg rimanda in maniera stupefacente quel sublime al negativo che si ritrova nelle tele di Bacon: entrambi hanno avvertito l'ansia del nuovo mondo e di come l'uomo si senta ogni giorno più inadeguato alla vita moderna ed entrambi sono riusciti a codificare questo sentimento in opere che ci spaventano ma non potrebbero esserci più vicine di così.

                                                                                                                    - P.

mercoledì 19 settembre 2012

"Ecce Mono": considerazioni sul restauro del Cristo di Borja.

Con questo primo articolo (l'altro, del resto, era solo una presentazione) vado ad inaugurare ufficialmente il blog e per farlo ho deciso di ispirarmi ad uno degli eventi estivi che ha animato la vita di molti appassionati di arte: ovviamente non mi riferisco al ritrovamento dei disegni che sono stati attribuiti al Caravaggio, ma dell'infelice opera di restauro che è avvenuto a Borja, paesino spagnolo di appena 5000 anime in provincia di Saragozza.
Ma andiamo con ordine: negli ultimi giorni d'agosto fa il giro del mondo la notizia che un'anziana signora ottantenne (tale Cecilia Giménez), in un improbabile tentativo di restauro ha rovinato l'opera di Elías García Martínez, semisconosciuto pittore spagnolo del XIX secolo, che aveva realizzato questo piccolo affresco su di una colonna del Santuario della Misericordia.
L'arzilla vecchietta, che adempiva nella chiesa al ruolo di “perpetua”, era stanca di vedere l'affresco ridotto in pessime condizioni a causa dell'umidità e così ha pensato bene di chiedere al parroco il permesso di pensare lei stessa, in qualità di pittrice dilettante, al recupero e alla conservazione del dipinto. Complice la crisi, o forse un “sì” pronunciato troppo superficialmente dal prelato, l'anziana donna si è messa all'opera e dopo ore di alacre lavoro, presenta fieramente la sua opera al parroco.
Peccato che, nonostante le buone intenzioni, il risultato sia stato a dir poco disastroso: il volto sofferente del figlio di Dio è stato distorto e trasfigurato in qualcosa di indefinito, ma sicuramente molto distante dall'opera iniziale, presentando forse più somiglianze con un primate che con il Cristo (da qui il soprannome assegnato all'affresco “Ecce Mono” in spagnolo significa appunto “Ecco la scimmia”).


"Ecce Homo" E.C. Martinez  -  L'affresco degradato  -  Il restauro ad opera di Cecilia Gimenez

 La vicenda ha del tragicomico, e credo che in molti avranno notato la curiosa connessione (quasi profetica) con un precedente restauro “home – made” visto al cinema qualche anno fa: nel film “Mr. Bean l'ultima catastrofe” il protagonista (Rowan Atkinson) starnutisce sul quadro “Ritratto della madre” dell'artista americano Whistler e ,nel disperato tentativo di salvare il dipinto, lo restaura con mezzi propri suscitando l'ilarità dello spettatore con il bruttissimo risultato conseguito.


Il bruttissimo restauro di Mr. Bean: la somiglianza con il caso di Borja è inquietante !

Eppure ci sono due fatti che colpiscono: la notizia fa il giro del mondo e si trasforma addirittura in un "meme" che si diffonde a macchia d'olio in tutti i social network, mentre il Santuario della Misericordia a Borja vede un'affluenza di pellegrini da far invidia ad altri luoghi religiosi ed artistici ben più famosi. Addirittura si legge in giro per il web di una petizione per salvare l'opera di Cecilia Giménez !
In effetti, superata la reazione sdegnosa o le risa, si può cercare di rileggere il dipinto con un occhio più attento: l'affresco di Martínez era stato realizzato nei primi del '900 prendendo come ispirazione una raffigurazione analoga, l' “Ecce Homo” dell'italiano Guido Reni di epoca Barocca. Personalmente, oserei dire che la rappresentazione del Martínez è di un linguaggio quasi anacronistico, se si considera che nel '900 spagnolo ci saranno pittori che rivoluzioneranno il linguaggio figurativo in maniera radicale (basti pensare a Picasso e a Dalì) e che già nel '800 Goya aveva dato il primo scossone alla tradizione iconica Spagnola. L'opera di Martinez sembra più un'imitazione dello stile seicentesco, piuttosto che una raffigurazione a cavallo fra ottocento e novecento (infatti sarebbe opportuno far notare che, nonostante il polverone mediatico, l'affresco era stato catalogato come “di scarso valore” dalle autorità).

"Ecce Homo" - Guido Reni (ca.1639)
"Ecce Homo" - Elías García Martínez (1910) 



Sebbene non si possa in nessuno modo soprassedere sul danno operato dalla restauratrice improvvisata (anche se sembrerebbe ci siano alcuni critici d'arte che difendono il nuovo affresco), è curioso notare le connessioni che si vengono a creare con altre esperienze pittoriche ben diverse dalle sue: il volto sfigurato del Cristo, che guarda con due occhi quasi bovini l'osservatore, restituendo una smorfia indecifrabile, ricorda le raffigurazioni informali di Jean Fautrier, in particolare nasce spontaneo il confronto con “Testa d'ostaggio n°1”: l' “Ecce Homo” restaurato risulta imbarazzantemente simile.  

"Ecce Homo (Mono)" - Cecilia Giminez
"Testa d'ostaggio n°1" - Jean Fautrier



















I lineamenti dell'ostaggio che emergono dal magma di colore come carne putrescente mostrano una certa familiarità con il volto deformato del Cristo, specialmente nel lungo naso allungato e dai lineamenti tutt'altro che umani. Questa trasfigurazione rievoca anche lo stile di Francis Bacon, in cui i volti sono deformati e violentati da nervose pennellate e sprazzi di colore innaturali. Anche lo “Studio per l'autoritratto” presenta una grande somiglianza con il Cristo di Borja, specialmente nella posa del colo e nell'agghiacciante processo di fusione e disfacimento della carne, da qui, il passo verso le terribili crocefissioni di Bacon, è assai breve.

Francis Bacon - "Tre studi per autoritratto" (part.)
Francis Bacon - "Tre studi per Crocefissione" (part.)

Curiosamente l'espressione sofferente del Cristo nell'affresco originale non sembra essere stata del tutto coperta, ma piuttosto trasformata: la sofferenza del Redentore trasformata nelle sofferenze di un essere deforme che comunica, con quegli occhi neri, un'inquietudine pari a quella degli ostaggi di Fautier e che rimanda alle sofferenze del mostruoso Elephant Man di David Lynch. Non più, quindi, il dolore del Redentore che si carica dei peccati dell'intera umanità, ma solo il travaglio di un essere deforme che, con il collo taurino piegato, si porge passivamente ai gesti di scherno dei visitatori come il Cristo si sottomise ai colpi di frusta dei suoi carnefici, il sacrificio visto nella nuova ottica di una “immolazione mediatica”.
Non è certo mia intenzione difendere l'operato di Cecilia Giménez, cercando di far passare questo restauro improvvisato come puro spirito dadaista che distrugge l'arte per creare arte, quando invece si tratta di semplice incompetenza: sta di fatto che, nonostante la scarsa gioia delle autorità locali questo fatto increscioso ha portato al comune di Borja un notevole “boost” di popolarità, ha canalizzato l'attenzione sull'opera di Martínez (che dubito fosse così conosciuta) ed ha reso l'ottantenne Cecilia Giménez l'ennesima dimostrazione del famoso “quarto d'ora di popolarità” che Andy Wahrol aveva teorizzato tempo fa.
Fra le altre cose, ho notato che recentemente c'è un sito che propone al visitatore di restaurare con il mouse, in pieno stile “MS Paint”, il dipinto, per dare la possibilità ad ognuno di creare il proprio “Ecce Homo”, come a dire che oramai siamo diventati tutti artisti.
Ma, del resto, Wahrol aveva previsto anche questo.

                                                                                                                                - P.